INDAGINE HEXAGON SULLA SICUREZZA URBANA: DATI IN ITALIA E MODELLO SAFE CITY

Gestione, iniziative, rischi più temuti, livello delle tecnologie utilizzate e grado di collaborazione esistente tra i diversi soggetti istituzionali: l’indagine Hexagon sulla sicurezza urbana fa il punto della situazione in Italia.

Realizzata da Hexagon Safety & Infrastructure e FPA, l’indagine riporta dati interessanti e utili per avere un quadro più chiaro sui processi attraverso cui vengono condivise le informazioni e gestita la sicurezza urbana nel nostro Paese. Hexagon, ricordiamolo, è una società specializzata in soluzioni tecnologiche per la sicurezza e la protezione di infrastrutture critiche.

Sono tanti e tutti importanti i punti analizzati da una ricerca che si è concentrata su un campione di 91 Comuni italiani con popolazione superiore ai 20.000 abitanti interpellando diversi funzionari pubblici (sindaci, assessori, comandanti di polizia locale) di città come Venezia, Bergamo, Napoli, Genova, Firenze, Parma, Bari.

Scopriamo quali dati sono emersi da questa indagine.

INDAGINE HEXAGON SULLA SICUREZZA URBANA: LA PAROLA AI SINDACI

In nome della cosiddetta Smart Security, ai maggiori poteri di ordinanza i sindaci preferiscono un’interazione più efficace con centrali operative unificate, organismi di sicurezza e tecnologie avanzate di analisi dati. Meno di tre Comuni su dieci considerano prioritaria un’ulteriore estensione dei poteri di ordinanza del sindaco.

L’indagine Hexagon ha interpellato gli amministratori locali per conoscere quali sono, secondo loro, le priorità finalizzate al miglioramento delle performance nella gestione di sicurezza in aree urbane di grande, media e piccola dimensione.

E’ risultato che:

  • l’84% dei sindaci considera urgente migliorare i sistemi di allerta e gestione di tutela del territorio da calamità naturali, guasti o cedimenti di infrastrutture;
  • il 52,7% chiede maggiore interazione con le autorità di sicurezza;
  • il 50,5% chiede centrali operative unificate e integrate;
  • il 35,2% tecnologie avanzate per analisi dati ed elaborazione di probabili scenari di rischio.

Il punto di vista dei sindaci è servito per indagare sui processi attraverso cui vengono condivise le informazioni (in modo costante per situazioni ordinarie e tempestivo per eventi straordinari). Hexagon ha voluto scoprire anche se compiti e responsabilità vengono assegnati in modo chiaro.

La condivisione sistematica delle informazioni con altri soggetti è realtà in due terzi dei Comuni analizzati: soltanto in un terzo dei casi, però, esiste una forma di integrazione tecnologica dei sistemi di monitoraggio e solo in uno su dieci Comuni è stata creata una centrale operativa unificata.

INDAGINE HEXAGON SULLA SICUREZZA URBANA: VIDEOSORVEGLIANZA SÌ, MA INTEGRATA

Secondo quanto riporta l’indagine Hexagon sulla sicurezza urbana, l’86% delle amministrazioni interpellate dichiara di aver intrapreso nuove iniziative o investito nuove risorse nel campo della sicurezza.

Sei intervistati su dieci ammettono un miglioramento delle condizioni di sicurezza nelle loro città che solo in minima parte (tre su dieci) viene percepito dai cittadini.

Nell’80% dei Comuni esiste una specifica delega alla sicurezza. Chi la esercita? In sette casi su otto è associata alla delega alla polizia locale: tra questi, nella metà dei casi viene esercitata direttamente dal sindaco.

Nel 90% dei casi, è presente una specifica delega alla protezione civile: in un terzo dei Comuni fa capo alla polizia locale, mentre nel 24% dei casi al sindaco.

Il sistema di videosorveglianza continua ad essere considerato lo strumento più efficace (la priorità nel 73,6% dei Comuni) ma, per il 52,7% dei sindaci, bisogna puntare sull’integrazione istituzionale e strumentale con Prefetture, Forze dell’Ordine e Polizia di Stato per migliorare la gestione della sicurezza urbana e delle emergenze. Più della metà dei Comuni chiede l’integrazione delle centrali operative.

SAFE CITY: IL MODELLO EFFICACE PROPOSTO DA HEXAGON

Hexagon propone il modello di Safe City (ndr: città sicura) nato dall’esperienza maturata in giro per il mondo: mette sullo stesso piano tecnologie e modelli operativi per dar modo a tutti gli attori delle città di operare tra loro in maniera condivisa e coordinata, sfruttando al meglio le tecnologie e modelli operativi assolutamente innovativi.

Le soluzioni messe a punto da Hexagon vengono utilizzate in tutto il mondo, in città come New York, Washington, Baviera, Nuova Zelanda. In Italia, questo sistema è presente nella Provincia Autonoma di Bolzano che gestisce in modo integrato ambulanze, protezione civile e vigili del fuoco come pure nel tunnel ferroviario ad alta velocità del San Gottardo che, con i suoi 57 km, è il più lungo al mondo.

La videosorveglianza, che è alla base del modello di Safe City, deve integrarsi con centrali operative unificate e sistemi di analytics.

Un modello efficace di Safe City deve basarsi sull’integrazione di più tecnologie, risorse e processi operativi finalizzati alla cooperazione tra soggetti” ha commentato Angelo Gazzoni, country manager di Hexagon in Italia. Ottimizzazione degli sforzi, comunicazione e coordinamento tra soggetti pubblici e privati, tra forze di sicurezza pubblica e chi gestisce trasporti, telecomunicazioni, pubblica amministrazione, scuole, ospedali, grandi aziende: questa è la ‘cosa da fare’ per rispondere in modo efficace alla gestione delle emergenze e della sicurezza pubblica.

Per ottenere una rete del genere, è necessario utilizzare sistemi tecnologici complessi capaci di incrociare ed elaborare dati, sale di controllo dotate di tecnologie che consentano interoperabilità, interscambio di dati (anche geo localizzati in modo automatizzato), suddivisione di tutte le risorse in grado di gestire l’emergenza.

DA SMART A SAFE CITY: ANCORA TANTA STRADA DA FARE IN ITALIA

In Italia, il modello Safe City non è, di certo, realtà. L’avanzamento tecnologico-digitale è lento e faticoso nel nostro Paese.

Ecco i numeri della situazione italiana attuale:

  • le reti di videosorveglianza nei Comuni sono integrate con sistemi gestiti da operatori non istituzionali solo nel 2,2% dei casi;
  • una centrale operativa integrata e unificata è stata implementata solo nell’11% delle amministrazioni;
  • è stato definito un protocollo di intervento finalizzato a coinvolgere forze dell’ordine o uffici comunali in situazioni critiche nel 42% dei Comuni analizzati;
  • il 48% dei Comuni dispone di sistemi informativi per l’analisi del territorio, ma solo nel 22% dei casi i dati vengono condivisi tra gli assessorati;
  • il 61,5% dei Comuni ha attivato strumenti di avviso in situazioni critiche ma, per il 26%, si tratta di app.

Per il salto di qualità (dal modello Smart City a Safe City), c’è ancora molta strada da fare in Italia.

Sono ancora poche le amministrazioni che hanno compiuto passi importanti verso un futuro di Smart Security, tra cui Faenza, Livorno, Macerata, Aosta, Cremona, Pordenone, Lodi, Pavia, Bari.

Monitoraggio, comunicazione e cooperazione interistituzionali, sistemi tecnologici per la gestione integrata, interazione no-stop con i cittadini per far fronte alle emergenze sono, ad oggi, idee, parole, progetti, non realtà.

In condizioni di calamità naturali, grossi incidenti e malfunzionamenti, in una città ‘intelligente’ diventa essenziale la continuità operativa e il rapido ripristino del funzionamento dei servizi. La risposta a questa esigenza è proprio il modello Safe City di Hexagon che punta all’integrazione delle tecnologie ed al coordinamento delle risorse.

Per rendere davvero efficaci dati e risorse, è necessario che siano condivisi da tutti (attori istituzionali, non istituzionali, scuole, ospedali, privati, ecc.), magari sotto il controllo di una cabina di regia unificata.

Più Sicurezza = Più Condivisione e Integrazione.

Questo è lo slogan del futuro che, in alcune città, è già realtà.

Francesco Ciano

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